Teatro
Rifrazioni, tra noir e melodramma
06-10-2009
di Maria Rita Sciarrone
L’8 settembre alle 21.30 al Teatro Don Bosco verrà rappresentato “Rifrazioni”, spettacolo teatrale interamente realizzato grazie al fondo che l’Ateneo maceratese mette ogni anno a disposizione degli studenti per attività culturali, sportive e di tempo libero. L’ingresso è gratuito.
Il progetto, è stato presentato da Carlo Rogante, studente di Scienze Politiche, grazie all’appoggio di Officina Universitaria.
Il soggetto è ispirato al romanzo “Fino alla fine del mondo” di Jonathan Arpetti, il cui testo è stato scritto dal drammaturgo milanese Marco di Stefano, mentre la regia è stata affidata ad Antonio Mingarelli, le scene e i costumi sono di Elisabetta Salvatori e l’organizzazione a cura di Giuliana Carassai.
Lo spettacolo inizia con la voce fuori campo di Francesco, interpretato da Carlo Rogante, un ragazzo di 24 anni in coma, che parlando in prima persona dalla stanza d’ospedale in cui è ricoverato, ci racconta la sua storia. “Francesco – spiega Mingarelli – inizialmente non sa perché è finito in coma, ma pur non essendo in grado di comunicare sente e capisce tutto ciò che succede attorno a lui”. Grazie allo sviluppo di una capacità – detta scientificamente sogno lucido – ha la possibilità di decidere quali sogni fare riuscendo a vivere una vita alternativa.
“I sogni che lui fa – continua il regista- non sono perfetti: s’inceppano, si deformano e gli rivelano elementi che lui aveva relegato nel suo Inconscio, rappresentato da Rebecca Liberati”.
Da qui il titolo dell’opera, che si riferisce proprio al fenomeno fisico per cui gli oggetti, in questo caso i personaggi, vengono deformati dalla percezione della mente.
Al capezzale di Francesco si alternano via via la madre, interpretata da Fulvia Zampa, il migliore amico, Eugenio Olivieri, e la sua fidanzata, Eleonora Giovanardi. Quest’ultima ci spiega come il suo personaggio ha un ruolo fondamentale nella vicenda, che – senza voler svelare nulla allo spettatore – muta in continuazione e spesso rappresenta più una proiezione nella mente di Francesco.
Dal canto suo, il protagonista, ci racconta come il suo personaggio sia un ragazzo dalla personalità complessa che andrà chiarendosi nei suoi tratti più marcati alla fine dello spettacolo. “All’inizio, infatti – ci spiega Rogante – lo troviamo insicuro, infantile, per poi rivelarsi una persona violenta, possessiva e malato di un amore morboso nei confronti di una persona che vorrebbe manovrare come una marionetta”.
Tra sogno e realtà, la trama s’intreccia vorticosamente a partire dalla scenografia che ricalca quella che è la chiave di lettura implicita nel testo, “il rapporto tra sogno e realtà che si sovrappongono” sottolinea ancora Mingarelli.
“Proprio perché non c’è una divisione netta tra i due piani – aggiunge la Giovanardi – si crea un’ambiguità tale che alla fine il confine tra i due mondi viene ampiamente superato per fondersi in un tutt’uno”.
Uno spettacolo impegnativo che ha richiesto una lunga preparazione, ma anche un banco di prova per gli studenti, che si sono trovati a recitare con attori professionisti provenienti da rinomate scuole di teatro milanesi come il Piccolo e il Paolo Grassi.
“Un’iniziativa – ha concluso Carlo Rogante – quella dell’Università di Macerata, che spicca nel torpore che a volte sembra avvolgere la nostra città, anche se a mio avviso dovrebbe essere maggiormente pubblicizzata visto che io ne sono venuto a conoscenza per puro caso”.
Un ringraziamento va infine alla Compagnia O.Calabresi e ai Salesiani per la messa a disposizione dei locali e del Teatro.

























