Mostra fotografica “I Love Ju”
Racconto fotografico di Gianluca Bocci
Liberamente tratto dal romanzo I Love Ju di Jonathan Arpetti.
Interpretato da Carlo Rogante, Natalia Giro, Jonathan Arpetti, Valentina Formisano.
- ….D’istinto ho iniziato a stringere il volante con sempre maggiore energia e dentro di me a tirar giù Cristi, poi ho cercato di rallentare il respiro per prendere tempo. Dovevo chiarire subito quell’equivoco, ma non sapevo cosa dire. Se non volevo far precipitare la situazione, avrei dovuto usare le parole con il bilancino del farmacista, ma in quel momento mi sentivo più uno scaricatore di porto bulgaro…… (pag. 24)
- …Il giorno successivo l’ho passato chiuso in casa a giocare a calcio sulla PlayStation. Non potevo stare senza fare niente e, allo stesso tempo, non potevo fare molto altro… (pag. 51)
- …Uno. Due. Tre. Ho tirato. Una frazione di secondo prima di colpire la palla, qualcosa ha colpito me. Qualcosa di pesante, di grosso e di duro. Sono schizzato in aria come una molla e poi sono ricaduto sull’erba, senza paracadute. Probabilmente morto… (pag. 94)
- Ignara della reazione chimico-fisica che si stava innescando nel mio corpo, è andata oltre, superando ogni limite, assalendomi alle spalle con una frase delirante del tipo che avrei dovuto dimenticare la Juve…. (pag. 104)
- Mi ascoltava voltandosi verso di me di tanto in tanto, come se avesse paura che la storia potesse prendere, da un momento all’altro, una brutta forma. Gli ho detto che avevo molta confusione in testa, quindi mi sono liberato completamente del peso che avevo dentro e gli ho raccontato dell’ultimatum che mi aveva lanciato Julia, che la amavo ma non ero disposto a rinunciare alla Juventus. (pag. 203)
- Alla fine, dopo un lungo tira e molla, sono giunto alla conclusione di mandarle un messaggio. Cosa scrivere? Dovevo trovare una frase simpatica che le facesse capire cosa provavo per lei e che ero ansioso di vederla di nuovo. (pag. 210)
- Guidavo strombazzando il clacson e di tanto in tanto scene della partita appena disputata, andavano a sostituirsi all’asfalto, alle auto che avevo davanti e che mi scivolavano via alla sinistra insieme ai palazzi che sfilavano troppo veloci. Intrusioni tridimensionali con tanto di effetto sonoro. La pelle mi vibrava. Ho abbassato il finestrino per sventolare la sciarpa, per far conoscere al mondo intero la potenza della mia squadra. (pag. 222)
- Non mi sembrava di aver mai parlato così tanto e così volentieri con qualcuno in vita mia, neanche con la Julia dei tempi migliori, di essermi mai trovato di fronte una donna così libera e piena di energia positiva che contagiava, così spiritosa e intelligente, che corrispondeva alla perfezione ai canoni di donna ideale che avevo in testa. (pag. 237)
- In realtà l’auto incriminata si era bloccata a circa cinquanta centimetri dal mio corpo che già giaceva a terra, come se all’improvviso avesse voluto provare la comodità dell’asfalto. (pag. 285)
- Continuando a restarmi avvinghiata mi ha sussurrato in un orecchio che non mi avrebbe negato di seguire la mia squadra perché, dopo molte riflessioni, era giunta alla conclusione che amare una persona significa accettarla così com’è, senza avere la presunzione di modificarla a proprio piacimento. (pag. 329)
























