“Jonathan Arpetti: Juve, amore e fantasia” di Laura Albergante
Arriva una mail dal mio caporedattore: «Ti andrebbe di intervistare Jonathan Arpetti? Ha scritto questo libro, I LOVE JU, che parla di Ju, intesa come Juve, la squadra del cuore, e Ju come Julia, la fidanzata». Ah, ci risiamo. Se non è donne e motori, è donne e calcio, sogghigno tra me e me.
Ecco la sinossi. Giacomo, supertifoso juventino, è in bilico tra due donne: da una parte la fidanzata Julia che, alla soglia dei trent’anni, non desidera altro che sposarsi e mettere al mondo dei figli, e dall’altra la travolgente Monica, sua ex compagna di classe trasformatasi in una playmate tutta curve, che lo seduce a colpi di silicone e cocaina. Il tutto sullo sfondo delle due semifinali di Champions League tra Juventus e Real Madrid. La Juve vola in finale contro il Milan, mentre Giacomo si ritrova all’ospedale con una prognosi di amnesia totale causata da un forte attacco di stress. Sebastiano, il suo compagno di stanza, un autistico completamente dedito alle statistiche della squadra bianconera, in poco tempo stravolge il suo equilibrio interiore, facendogli nascere istinti omicidi e portandolo a odiare la sua “amata”Juve. Il giorno della finale, mentre gioisce per la vittoria del Milan, tutto nella sua mente inizia a diventare chiaro.
«Don’t judge a book by its cover», dicono gli inglesi, e in questo caso è un motto da tenere a mente.
Partiamo dall’inizio. Chi sei? Quali sono le tue passioni più grandi?
Mi chiamo Jonathan Arpetti, ho 38 anni e vivo nelle Marche, precisamente a Macerata, dove lavoro come impiegato nella grande distribuzione.
I miei più grandi amori sono la Juventus e la scrittura e con I LOVE JU sono riuscito a fondere le due cose per viverle ancora più intensamente.
Leggere romanzi è una passione che mi accompagna fin dai tempi della scuola. Ricordo ancora che i miei regali preferiti erano i libri di avventura. Ad un certo punto, vivere queste storie in modo passivo ha iniziato a starmi stretto: ho sentito il bisogno di esplorare mondi ancora nascosti, soprattutto dentro di me. È stato così che ho iniziato a scrivere. Tre anni fa ho esordito con il romanzo Fino alla fine del mondo, un viaggio onirico ai limiti della fantasia, da cui è stato tratto uno spettacolo teatrale, Rifrazioni.
Oltre a questo amo molto viaggiare. Qualsiasi tipo di viaggio e di meta va bene, non ho preferenze. Ho la necessità di scoprire e ammirare posti nuovi.
E poi il mistero, in tutti i suoi aspetti. Sono affascinato dall’ignoto, da tutto ciò che non è spiegabile razionalmente. Seguo ogni sorta di documentario divulgativo, da quelli scientifici a quelli investigativi. Gli argomenti che più mi intrigano sono quelli che riguardano gli alieni, la vita extraterrestre e la reincarnazione. Ho scoperto per caso un autore, Brian Weiss, che ha scritto diversi libri sull’argomento: uno psicanalista americano che sostiene, dopo anni passati a raccogliere testimonianze, che ci sia vita oltre la morte.
Amo fotografare e girare filmati che poi mi diverto a montare con un programma al computer.
E poi leggo, leggo e leggo. Di tutto. La mia biblioteca è composta da più di 800 libri.
Anch’io ho letto diversi libri di Brian Weiss. Che cosa ti affascina della reincarnazione? Hai mai sperimentato l’ipnosi regressiva descritta nei suoi libri?
Non ho provato l’ipnosi regressiva, ma la mia speranza è di poterlo fare, prima o poi. L’idea di poter scoprire qualcosa sulle mie vite precedenti mi lascia letteralmente senza fiato. Della reincarnazione mi affascina soprattutto il fatto, stando agli studi di Weiss, che la nostra anima, prima di ritornare in un corpo, programmi in tutti i dettagli il cammino che dovrà intraprendere sulla Terra e quali lezioni dovrà imparare. In un certo senso sembra che siamo i protagonisti di un gioco. Di una storia.
Quali sono i tuoi autori preferiti, quelli a cui riservi il posto d’onore nella tua biblioteca?
Ne ho diversi e ad essere sincero non saprei dire chi sia il mio numero uno, quindi li indico in ordine sparso. Hanno tutti un posto importante nel mio cuore letterario. John Fante. Salinger. Miller. Connelly. Rossana Campo. Carofiglio. Verne. Scerbanenco. Hornby.
Che cosa ispira di più i tuoi lavori, sia a livello letterario che fotografico-teatrale? Quali sono i soggetti delle tue ricerche fotografiche e videografiche?
Quando scrivo amo ispirarmi a persone che conosco, evidenziando le caratteristiche che le contraddistinguono e magari aggiungendone delle altre. Non sono riproduzioni fedeli, ma rielaborazioni mirate, che si devono adattare in modo perfetto all’idea che ho in mente.
I miei lavori letterari e fotografici prendono spunto da me stesso, dalle mie più intime passioni.
Sono un grande sognatore, uno che sogna ad occhi aperti. Mi piace creare scenari, situazioni, personaggi, farli interagire all’interno di queste fantasiose scenografie. Il mio primo libro tratta infatti questo argomento: è un viaggio onirico alla ricerca della salvezza.
Il secondo, I LOVE JU, parla della mia squadra del cuore e dell’amore incondizionato che provo verso di lei. C’è un punto di contatto tra me e quello che scrivo, una forza che ci unisce indissolubilmente. Ma i personaggi si muovono quasi autonomamente, andando per la loro strada. Non sono storie autobiografiche.
I soggetti delle mie ricerche fotografiche sono esclusivamente geografici. Mi piace immortalare angoli di mondo e racchiudere una città o un intero paese in uno scatto. Per quanto riguarda i video, amo divertirmi con reportage sempre geografici, dando un taglio disinvolto, ironico e scanzonato del luogo che visito.
Mi piacerebbe sapere se, nell’ambito della tua passione per la Juventus, hai avuto modo di incontrare qualche “mito” che ti accompagna da sempre… e quali sono, se è successo, le emozioni e sensazioni che hai provato.
Purtroppo ancora non ho avuto la fortuna di incontrare nessun mito bianconero… ma la speranza è l’ultima a morire. Il mio sogno è quello di stringere la mano a Del Piero e dirgli semplicemente… grazie.
fonte: www.nellanebbia.it














