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15 ago / arpetti

Il mio migliore amico

Pubblicato: 28 luglio 2009 Il Resto del Carlino

Quel giorno, quando Pino morì, promisi a me stesso di non protestare, di non oppormi a questa regola assurda, di non piangere, né urlare, anche se dentro di me sentivo forte il bisogno d’insorgere e di far sentire tutta la mia disapprovazione. Pensando al vuoto, all’al di là e a che incredibile imbroglio fosse tutto, mi accorsi che stavo piangendo. Quindi iniziai a urlare frasi sconnesse con tutta la rabbia che avevo dentro. Anche se urlando non sarei riuscito a cambiare le cose, urlai. Non volevo avere nessun tipo di rimpianto. Quando smisi, tutto era esattamente come prima. Io avevo sempre le lacrime agli occhi e Pino era ancora morto. Ogni cosa mi sembrava senza senso. Così, di colpo, non quadrava più niente. La mia vita, quella di tutti gli altri esseri viventi, la terra, il sole, l’universo. Era come se il significato di tutto ruotasse intorno al niente. Non avevo mai provato nulla di simile e non era affatto piacevole. Mi sembrava di essere il protagonista di un film scritto da un analfabeta e diretto da un tossico dipendente durante una crisi di astinenza, trasmesso ad una velocità doppia rispetto al solito, dove non c’era un inizio e neanche una fine, e tutto il resto era montato a caso da un operatore cieco. Iniziai a precipitare. Fino in fondo. Poi iniziai a scavare. Più scavavo, più il pensiero di Pino diventava intenso. Qualcosa che si aggrappava alla gola e stringeva fino a farmi soffocare. Non riuscivo a farmi coraggio, a reagire, ad andare avanti, a respirare in modo regolare. In testa mi pulsava solo il suo ricordo. Mi sarebbe piaciuto avere una memoria di pochi secondi, così da non poter seguire nessun ragionamento. Vivere tutto per la prima e l’ultima volta. Ogni volta. Proprio come i pesci rossi. Continuavano a venirmi in mente le belle giornate che avevamo trascorso insieme. Con lo sguardo basso iniziai a recitare una preghiera. Nel frattempo entrò nella stanza mia moglie Silvia e mi disse di tagliare corto perché voleva andare al centro commerciale, ma prima aveva bisogno di usare il bagno. Imperterrito continuai il mio ‘Eterno riposo’. Lei mi strappò di mano la scatola dove riposava Pino, il mio pesce rosso, e la capovolse, lasciandolo andare giù. In pochi secondi, sospinto dal getto d’acqua, era già altrove. Sentii qualcosa di pesante rimbalzarmi dentro. Le gambe facevano fatica a sorreggermi e con esattezza non sapevo se ero io a scivolare via nelle tubature del bagno travolto dall’acqua di scarico oppure Pino, ma questo non era troppo importante.

Jonathan Arpetti

Scritto da redazioneqn | Pubblicato: 24 settembre 2009

Ci siamo.  Ecco i nomi dei vincitori dei nostri concorsi. Dopo un’attesa durata un’estate intera, il verdetto finale è arrivato. Una particolarità ha caratterizzato l’edizione di quest’anno: sia nella sezione letteraria che in quella fotografica ci sono stati due “ex aequo” al terzo posto. Segno evidente di una “battaglia” durissima. Quasi un migliaio fra lettere e mail sono arrivate in redazione. Un grazie a tutti e un arrivederci ai nostri fedeli autori.

LA CLASSIFICA:

1) Viviana Viviani, “La grande amaranta”, Calderara di Reno (Bo);
2) Piero Piccinini, “Il primo giorno di scuola”, Ferrara;
3) ex aequo Gionata Arpetti, “Il mio miglior amico”, Macerata; Michele Fantuzzi, “Risolutezza poco decisiva”, Firenze.

24 settembre 2009

1 commento

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  1. Classic Hairstyles / ago 27 2010

    I think this was a very interesting post thanks for writing it!

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