Skip to content

I love Ju

2010 Cult Editore

Vincitore del concorso letterario per autori esordienti tenutosi al “Salone internazionale del libro di Torino” organizzato da “Radio 24” in collaborazione con Cult editore.
Un romanzo innovativo e brillante che ha già avuto numerosi passaggi in radio e altrettanti ne sono previsti nel programma radiofonico “Melog 2.0”, una delle trasmissioni più seguite di “Radio 24”.

Copertina del romanzo "I love Ju", il romanzo d'amore sulla Juventus.

Due donne, un tifoso e un’amnesia che sconvolge i loro equilibri.
Chi era l’amata e chi è l’amante? si ricorderà Giacomo di questo dettaglio?
L’unica cosa di cui è certo è che aspetta un goal che gli cambi la vita.
Peccato che non sappia più per chi tifare…
I love Ju

PREFAZIONE

Mi è capitato, talvolta, di pormi questa domanda: quanto io, Marcello Chirico, sono tifoso della Juventus? Tanto? Poco? Il giusto? E quasi sempre mi sono risposto in una maniera sola: un bel po’. E in quel po’ c’era dav vero tanta roba. Perché la Juve è la Juve e quando te ne innamori diventa una delle cose più importanti della tua vita. Anche se non è mi è mai capitato di anteporla alla mia famiglia o agli affetti più cari, così come alle esigen ze primarie della vita (il lavoro, prima di tutto). Mentre leggevo il manoscritto di Jonathan Arpetti ho dovuto però prendere atto di un fatto: che esistono degli juven tini molto, ma molto, ma molto più tifosi del sottoscritto. Gente che vive sul serio il tifo come una fede, la squadra come bene supremo, i giocatori come dei parenti stretti, la partita come un rito al quale non ci si può e non ci deve sottrarre. Fanatici? No, tifosi. Ma con la laurea. Gente per bene, che non va allo stadio per fare casino, che non avendo niente di meglio da fare sfoga lì le proprie frustra zioni. Giacomo Grandis, il protagonista del romanzo, è un ultrà in senso buono: lui allo stadio ci va perché non può pensare di non essere lì quando gioca la sua Juventus, che sia contro il Frosinone in Serie B (un’esperienza che mi auguro di non ripetere mai più nella mia carriera di tifoso, seppur di “secondo livello”, della Juve) o contro il Real Madrid in Champions League. Lui ci deve essere, e basta. Sempre e comunque. In modo da poter un giorno pronunciare ai posteri il fatidico “io c’ero, sempre, ed ero lì per tifare”. Bello, bellissimo. Sono sempre stato a favore del tifo sano e continuerò a esserlo. Anche se poi, scor rendo il libro, vi renderete conto che forse di sanità, nel caso di Giacomo, ce n’è davvero poca. Ma come, direte voi, ne hai appena tessuto un florilegio, hai descritto ’sto Giacomo come il prototipo del vero tifoso bianconero, e adesso ci dici che è un pazzo? Sì, e ve lo confermo pure: Giacomo è pazzo. Un portatore sano di quel virus che si chiama appunto follia. Perché non riesco a definire in altro modo chi è disposto a mettere in gioco l’amore della fidanzata, la donna della propria vita per la quale avrebbe sacrificato tutto se stesso, per una partita di cal cio della Juventus. Per dirla come lui: “mica una partita qualunque, ma Juve-Real di Coppa Campioni”. Ricordo che una volta, da ragazzino, mi capitò di vivere all’incirca una cosa del genere. Avevo, se non sbaglio, dodici anni e dovevo cresimarmi. Partecipai per un mese all’intero corso preparatorio in parrocchia, mi appuntai la data sul diario e, lì per lì, non trovai nessuna controindicazione. Salvo accorgermi, qundici giorni prima della Cresima, che quella domenica si sarebbe giocata Juventus-Bolo gna. «Mamma, mamma, dobbiamo spostare la Cresima, quel giorno non si può». Cosa pensate mi abbia risposto mia madre? Ecco… l’avete capito da soli. Quel pome riggio io ero lì, inginocchiato davanti a Gesù ma con la testa perennemente al Comunale. Non vedevo l’ora che finisse tutto per scappare a casa e guardarmi Novantesi mo Minuto. A lenire la sofferenza ci pensò soltanto un temporale tremendo che quel pomeriggio si abbatté su Torino e la Cresima mi evitò la lavata allo stadio. «Visto? ‒ disse mia madre ‒ Almeno hai evitato di prenderti un accidente con tutta questa pioggia». Dio vede e provvede. Ma, cosa più importante, sotto quel diluvio la Juve aveva vinto 2-1, per giunta in rimonta. Come avrei voluto es serci… amo le imprese epiche, soprattutto in una corni ce da tregenda. Questo episodio accadde quando ancora portavo i pantaloncini corti e credevo che i bambini li portasse la cicogna. A Giacomo succede ancora oggi, che ha quasi 30 anni ed è praticamente un uomo adulto. Con questo non voglio dire che lui non sia cresciuto, ma che il tifo, quello vero, è una cosa che ti si appiccica sulla pelle fin da gagno e te lo porti poi addosso (e dentro) per tutta la vita. Non te ne liberi, sei come posseduto. Chi più, chi meno. Giacomo sicuramente più di tanti altri. Anche se non ho ancora capito se ama Julia perché è davvero cotto di lei o perché inizia per J come Juventus. Di una cosa però sono convinto: il suo I love Ju vale per entrambe.

Marcello Chirico


A volte ci si rende conto che è il momento di decidere, non c’è scampo, o è bianco o è nero. Per formalizzare e sancire un accordo, un rapporto, oppure un matrimonio, si mette nero su bianco… e se dal matrimonio tra il bian co e il nero otteniamo il bianconero che, ahimè, diventa una malattia, la vedo grigia.

Max Pisu


A chi non è capitato di dover saltare una parti ta per assecondare il volere della propria donna?è la cosa più assurda del mondo…tu sei al ristorante con lei e non pensi altro che alla partita, qualsiasi rumore che si alza dal tavolo vicino ti fa sobbalzare e ti fa pensare a: 1) ha segnato la Juve

2) ha preso goal

3) porcamiseria ho messo pure il videoregistratore e ora so che al diciottesimo è successo qualcosa al Nou Camp

4) cerchi di non guardare il telefonino, perché sai che se ha segnato la Juve, ti manda un messaggio il Tato, se hanno segnato gli altri, arrivano i messaggi da tutti i tuoi “amici” interisti.

Perché, perché, perché sei venuto al ristorante con lei? Perché non hai avuto il coraggio di dirle: “no, scu sa ma stasera c’è la sesta di campionato e, sai com’è, ma stasera la Juve gioca con il Catania”… perché?…beh… la risposta la sai… solo perché non vuoi liti gare… tu hai scelto di vivere una vita al fianco di una persona splendida, ma ha un difetto: quello di esse re una donna che non gliene frega niente di calcio.Inoltre, sai anche che se resti a casa a guardare la Juve, sicuramente:

1) hai litigato

2) che sì… la guardi la partita, ma sai che nell’aria di casa c’è un’atmosfera strana,che non te la fa guardare in santa pace

3) sai che il semplice 3-0 per la Juve non te lo puoi gustare

4) sai che se sarà uno squallido 0-0 poi lei ti guar derà con occhi tipo: “ti sta bene”.

Ma che devo dire… la Juve è la Juve e non ci sono madonne.

Paolo Belli

Lascia un Commento