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Fino alla fine del mondo

2007 Giovane Holden Edizioni

Un romanzo onirico:
la speranza che diviene un sogno

Fino alla fine del mondoFino alla fine del mondo

“Fino alla fine del mondo” commentato dall’autore.

Fino alla fine del mondo è un romanzo che parla di qualcosa di intimo.

C’è la vita. E c’è la morte. E c’è un uomo divorato da un male incurabile.

Nei suoi occhi si può leggere sofferenza e disperazione, ma andando più a fondo ci si imbatte in qualcosa di diverso, qualcosa di molto simile alla speranza. La speranza, che per forza di cose, diviene un sogno, un antidoto contro il male.

Jim Morrison diceva che tutti hanno un paio di ali, ma solo chi sogna impara a volare.

Forse aveva ragione o forse no, comunque certe volte l’unica via di fuga che ci resta è quella del sogno.

A volte non basta trovare il positivo in tutto, e dove non c’è …non considerare il negativo, a volte dobbiamo utilizzarle queste ali e chissà che non si riesca a volare davvero.

Prefazione

La dimensione onirica da sempre in letteratura è stata saccheggiata per fornire materiale di riflessione più neutro, quasi come se entrando nella terra di nessuno fosse più lecito e comodo esporre tesi, proporre riflessioni, abbandonarsi a pessimismo o qualche volta erotismo eludendo le responsabilità, annebbiandole e confondendole dietro la cortina del sogno di cui nessuno è responsabile, tanto meno l’autore.

Un escamotage cui sono ricorsi anche scrittori di grande fama.

Non Jonathan Arpetti. Lui nell’onirico si tuffa senza riserve, lo affronta con il piglio di chi sembra assumersi le proprie responsabilità sino in fondo consapevole, molto consapevole, di contattare la parte di se più dolente, più sensibile e forse più autentica, affatto spaventato di  mostrarla per com’è, ricorrendo nella narrazione alla “visione” solo come mezzo letterario e non come copertura o fuga dalla realtà.

I percorsi di Arpetti, sono schietti, immediati, lasciano trasparire a volte la pesantezza della disperazione, confinano con la rassegnazione, qualche volta sembrano calpestare il campo minato della crudezza del vedersi vivere, ma incredibilmente lasciano in fondo al cuore lo spazio di una speranza che sembrava in un primo tempo negata.

Ecco: la speranza che diviene un sogno , nel sogno che sembra demolirla. E’ bravo Arpetti a proporci brividi e sensazioni forti attenuandole con il suo disincanto e nello stesso tempo riuscendo a dipingere pagina dopo pagina la sua amarezza, a parlarci della sua intima paura che ciò che la sua immaginazione nutre  sia invece realtà. Un dubbio che ci fa sorgere ma che scioglie lui stesso: basta trovare il positivo in tutto, e dove non c’è… non considerare il negativo, dice. E ci lascia con la sensazione di quel sorriso amaro che vedrete vi accompagnerà per qualche tempo.

Giancarlo Trapanese

1 commento

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  1. Alessandro / ago 17 2010

    Un’opera prima eccellente! Sono curioso di leggere anche il prossimo…

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