Com’è nata la tua passione per la Juve?
Ascoltando i racconti di mio padre. Mi parlava di Sivori e di Charles quasi fossero delle divinità del calcio, delle mirabilie che facevano i campo, e soprattutto di quanto forte fosse quella Juve. E siccome i padri hanno un ascendente pazzesco sui figli maschi, mi convinsi che la Juventus fosse davvero la squadra più forte del mondo. Perché altrimenti papà avrebbe tenuto per qualcun’ altro.
Qual’è la vittoria che ricordi più volentieri?
La finale di Champions del ’96, a Roma. C’ero. Aspettavo da troppi anni una consacrazione definitiva in Europa, dopo essermi sentito dire che l’unica Coppa Campioni vinta fino a allora non valeva niente perché sporcata dal sangue dei nostri caduti all’Heysel. Quella notte ci prendemmo tutti la nostra più grande rivincita, vincendo contro un’Ajax spaziale.
E la sconfitta che invece vorresti dimenticare?
Tutte le finali di Coppa perse. Troppe, per una squadra che si chiama Juventus. Dalla tragica notte di Atene del’83 a quelle di Monaco di Baviera, Amsterdam, Manchester. Tutte finali in cui incontrammo squadre più deboli di noi. Come minimo, nella nostra bacheca dovremo averne 5 di Champions, e invece solo 2. Non va bene.
Giacomo, il protagonista del romanzo I LOVE JU, per la sua Juve farebbe di tutto, tu invece cosa non faresti per la vecchia signora?
Mi sembra già di fare la mia parte, difendendola contro tutto e tutti in televisione. Soprattutto quando l’argomento è Calciopoli e mi trovo a doverne parlare con gente che nega persino l’evidenza (le telefonate di Facchetti).
Nel libro il giocatore più citato e osannato è Dal Piero… qual’è invece il giocatore a cui tu sei più legato?
Per me non esiste “un” giocatore, esiste la Juventus. Quindi di giocatori-simbolo ne ricordo tanti, tutti importanti. Da Platini a Bettega, da Anastasi a Scirea, da Vialli a Ferrara, da Del Piero a Nedved. E potrei citarne tantissimi altri.
Un motivo per leggere I LOVE JU?
Perché ti tiene incollato fino all’ultima pagina per capire se Giacomo riuscirà a vedersi quello Juve–Real Madrid senza litigare con Julia.
Racconto fotografico di Gianluca Bocci
Liberamente tratto dal romanzo I Love Ju di Jonathan Arpetti.
Interpretato da Carlo Rogante, Natalia Giro, Jonathan Arpetti, Valentina Formisano.
- ….D’istinto ho iniziato a stringere il volante con sempre maggiore energia e dentro di me a tirar giù Cristi, poi ho cercato di rallentare il respiro per prendere tempo. Dovevo chiarire subito quell’equivoco, ma non sapevo cosa dire. Se non volevo far precipitare la situazione, avrei dovuto usare le parole con il bilancino del farmacista, ma in quel momento mi sentivo più uno scaricatore di porto bulgaro…… (pag. 24)
- …Il giorno successivo l’ho passato chiuso in casa a giocare a calcio sulla PlayStation. Non potevo stare senza fare niente e, allo stesso tempo, non potevo fare molto altro… (pag. 51)
- …Uno. Due. Tre. Ho tirato. Una frazione di secondo prima di colpire la palla, qualcosa ha colpito me. Qualcosa di pesante, di grosso e di duro. Sono schizzato in aria come una molla e poi sono ricaduto sull’erba, senza paracadute. Probabilmente morto… (pag. 94)
- Ignara della reazione chimico-fisica che si stava innescando nel mio corpo, è andata oltre, superando ogni limite, assalendomi alle spalle con una frase delirante del tipo che avrei dovuto dimenticare la Juve…. (pag. 104)
- Mi ascoltava voltandosi verso di me di tanto in tanto, come se avesse paura che la storia potesse prendere, da un momento all’altro, una brutta forma. Gli ho detto che avevo molta confusione in testa, quindi mi sono liberato completamente del peso che avevo dentro e gli ho raccontato dell’ultimatum che mi aveva lanciato Julia, che la amavo ma non ero disposto a rinunciare alla Juventus. (pag. 203)
- Alla fine, dopo un lungo tira e molla, sono giunto alla conclusione di mandarle un messaggio. Cosa scrivere? Dovevo trovare una frase simpatica che le facesse capire cosa provavo per lei e che ero ansioso di vederla di nuovo. (pag. 210)
- Guidavo strombazzando il clacson e di tanto in tanto scene della partita appena disputata, andavano a sostituirsi all’asfalto, alle auto che avevo davanti e che mi scivolavano via alla sinistra insieme ai palazzi che sfilavano troppo veloci. Intrusioni tridimensionali con tanto di effetto sonoro. La pelle mi vibrava. Ho abbassato il finestrino per sventolare la sciarpa, per far conoscere al mondo intero la potenza della mia squadra. (pag. 222)
- Non mi sembrava di aver mai parlato così tanto e così volentieri con qualcuno in vita mia, neanche con la Julia dei tempi migliori, di essermi mai trovato di fronte una donna così libera e piena di energia positiva che contagiava, così spiritosa e intelligente, che corrispondeva alla perfezione ai canoni di donna ideale che avevo in testa. (pag. 237)
- In realtà l’auto incriminata si era bloccata a circa cinquanta centimetri dal mio corpo che già giaceva a terra, come se all’improvviso avesse voluto provare la comodità dell’asfalto. (pag. 285)
- Continuando a restarmi avvinghiata mi ha sussurrato in un orecchio che non mi avrebbe negato di seguire la mia squadra perché, dopo molte riflessioni, era giunta alla conclusione che amare una persona significa accettarla così com’è, senza avere la presunzione di modificarla a proprio piacimento. (pag. 329)
Dopo il pareggio con la Fiorentina e la zona Champions League che diventa sempre più un miraggio, mi sono consolato leggendo un articolo di Roberto Perrone sul corrieredellasera.it, che parla del mio libro.
Per riavvicinare i tifosi – molto distanti in questi ultimi due anni – alla squadra ogni settimana consiglio la lettura di un libro bianconero. Cominciamo, è proprio il caso, da «I love Ju» di Jonathan Arpetti, editore Cult. Una storia d’amore sul doppio binario, signorina(e) e Signora, seguendo i sentimenti di un tifoso tra calcio e normalità. Come stare in (precario) equilibrio tra la donna (che si chiama Julia, anche il suono ha la sua importanza) della tua vita e la squadra della tua vita.
Roberto Perrone
17 aprile 2011
Arriva una mail dal mio caporedattore: «Ti andrebbe di intervistare Jonathan Arpetti? Ha scritto questo libro, I LOVE JU, che parla di Ju, intesa come Juve, la squadra del cuore, e Ju come Julia, la fidanzata». Ah, ci risiamo. Se non è donne e motori, è donne e calcio, sogghigno tra me e me.
Ecco la sinossi. Giacomo, supertifoso juventino, è in bilico tra due donne: da una parte la fidanzata Julia che, alla soglia dei trent’anni, non desidera altro che sposarsi e mettere al mondo dei figli, e dall’altra la travolgente Monica, sua ex compagna di classe trasformatasi in una playmate tutta curve, che lo seduce a colpi di silicone e cocaina. Il tutto sullo sfondo delle due semifinali di Champions League tra Juventus e Real Madrid. La Juve vola in finale contro il Milan, mentre Giacomo si ritrova all’ospedale con una prognosi di amnesia totale causata da un forte attacco di stress. Sebastiano, il suo compagno di stanza, un autistico completamente dedito alle statistiche della squadra bianconera, in poco tempo stravolge il suo equilibrio interiore, facendogli nascere istinti omicidi e portandolo a odiare la sua “amata”Juve. Il giorno della finale, mentre gioisce per la vittoria del Milan, tutto nella sua mente inizia a diventare chiaro.
«Don’t judge a book by its cover», dicono gli inglesi, e in questo caso è un motto da tenere a mente.
LA VECCHIA SIGNORA SEDUCE ANCORA: A 20 ANNI DA “FEBBRE A 90°” UN ROMANZO D’AMORE ANCHE PER LEI
di Roberto Alfatti Appetiti
Tante delusioni. Troppe. Più di quante un cuore, sia pure innamorato, possa sopportare. E non parliamo delle bruciacchiature provocate dall’inferno della B, quelle sono guarite. Piuttosto del ritardo con cui la Vecchia Signora s’è presentata agli appuntamenti negli ultimi anni. Distratta, scostante, imperdonabilmente arrendevole. Poi, alla vigilia di San Valentino, l’unico regalo che conti davvero: la vittoria. Sull’odiata Inter, ingrassata di trofei sulle sventure bianconere. I tifosi ringraziano e rinnovano la loro promessa d’amore. «Perché la Juve è la Juve e quando te ne innamori diventa una delle cose più importanti della tua vita». Così scrive Marcello Chirico, il funambolico opinionista di Telelombardia, nella prefazione a I love Ju (Cult Editore, pp. 300, €14), il primo romanzo “d’amore” dedicato alla formazione torinese. Lo firma Jonathan Arpetti, a distanza di quasi vent’anni dall’ormai mitico Febbre a 90° che rese celebre Nick Hornby. Se allora lo scrittore inglese indossò i panni (armandosi di penna) del tifoso dell’Arsenal per raccontarne gioie (poche) e sofferenze (tante), adesso è la volta di questo scrittore marchigiano della classe ’72 a mettere nero su bianco (e bianco su nero) la sua dichiarazione d’amore. prosegui…
























